EPATITE A: CAUSE, SINTOMI, CONTAGIO E CURE

L’infezione da virus dell'epatite A (HAV) causa una malattia che ha quasi sempre un decorso benigno. Il consumo di alimenti contaminati e il contatto con persone infette sono le principali vie di trasmissione del virus.

Nonostante negli ultimi due decenni i casi di epatite A in Italia siano notevolmente diminuiti, ciclicamente si verificano dei picchi, legati soprattutto al consumo di frutti di mare crudi. Tuttavia, ci si può ammalare anche in caso di viaggi in aree dove la malattia è ancora diffusa.

L’epatite A

L’epatite A è un’infezione del fegato causata da un virus della famiglia dei picornavirus, denominato appunto virus dell’epatite A (HAV). È considerata un’epatite alimentare in quanto si entra in contatto con il virus principalmente in seguito all’ingestione di acqua o cibi contaminati. 

Esistono anche altre forme di epatite, causate da microrganismi appartenenti alla stessa famiglia: le più diffuse sono l’epatite B (virus HBV) e l’epatite C (virus HCV). Quella causata dal virus HAV è la meno pericolosa perché spesso è asintomatica e non diventa mai cronica; tuttavia a volte i disturbi possono durare a lungo e si possono avere rarissime, e pericolose, forme fulminanti. 
In Africa, Sud Est Asiatico, Messico e Sud America si concentra la maggioranza dei casi di epatite A. In Italia l’incidenza della malattia è calata grazie al miglioramento delle condizioni igieniche. Tuttavia, ciclicamente compaiono ancora sporadici picchi epidemici in varie regioni del nostro Paese: per esempio in Campania nel 2004, in provincia di Terni nel 2003, a Genova nel 2005 e nel Nord Italia nel 2013/14, dove si sono verificati quasi 2000 casi legati al consumo ai frutti di bosco inquinati. Inoltre, è possibile che si verifichino casi di epatite A in viaggiatori che si sono recati in Paesi a rischio.

La trasmissione dell’epatite A

Il virus dell’epatite A si trasmette principalmente per via oro-fecale: il virus è presente nelle feci di persone infette prima dell’esordio dei sintomi e per la settimana successiva, mentre nel sangue permane solo per pochi giorni. Il contagio può avvenire a causa dal mancato rispetto delle norme igieniche durante la preparazione dei cibi da parte di persone infette, che non si siano lavate bene le mani dopo essere andate in bagno, oppure in seguito all’ingestione di acqua contaminata. Inoltre, l’epatite A può essere contratta in seguito al consumo di alimenti inquinati, per esempio frutti di mare (soprattutto cozze e vongole) crudi o non cotti a sufficienza, frutti di bosco, verdure crude; il virus può infatti resistere a lungo nelle acque contaminate da scarichi fognari, sia quelle utilizzate per l’irrigazione sia quelle di fiumi, laghi e mari.

L’infezione si può contrarre anche sessualmente (soprattutto in caso di rapporti oro-genitali), o comunque in situazioni di promiscuità con persone infette (anche asintomatiche) e, in casi molto rari, attraverso una trasfusione di sangue.

Il periodo di incubazione dell’infezione da HAV è compreso tra 15 e 50 giorni. Una volta penetrato nell’organismo, il virus si diffonde al fegato, causandone l’infiammazione. Dopo la guarigione, il paziente risulta completamente immunizzato nei confronti di questo virus

I sintomi

Soprattutto nei bambini l’epatite A è spesso asintomatica. Nei casi in cui si manifestano disturbi, si tratta in genere di sintomi aspecifici (stanchezza, lieve rialzo febbrile, nausea e vomito, scarso appetito), simili a quelli di una forma influenzale o di una indigestione, a cui può aggiungersi, a distanza di qualche giorno, la comparsa di ittero, ovvero la colorazione giallastra assunta dalla pelle che tipicamente all’inizio si evidenzia a livello delle sclere (il bianco degli occhi), e di urine scure.
L’ittero è causato dall’eccessivo innalzamento dei livelli ematici di bilirubina (una componente della bile), indicativo di una diminuita funzionalità del fegato. Inoltre, quando ci si infetta, si elevano nel sangue anche le transaminasi (enzimi presenti soprattutto nel fegato). 
In caso di sintomi sospetti, il medico può valutare la necessità di prescrivere esami per rilevare i livelli degli enzimi epatici e della bilirubina. Per giungere a una diagnosi certa di epatite A è necessario eseguire il dosaggio degli anticorpi contro il virus (IgM e IgG anti-HAV).

La cura contro l’epatite A

Attualmente non esiste ancora una cura contro l’epatite A, ma nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve spontaneamente con il riposo e una dieta equilibrata. Nelle forme sintomatiche è possibile avvalersi di terapie che hanno l’obiettivo di alleviare i disturbi, a base per esempio di antiemetici in caso di vomito e antipiretici per contrastare la febbre. Nelle forme più severe, il medico può valutare la somministrazione di farmaci cortisonici.

La dieta da seguire in caso di epatite A

In caso di epatite A è bene seguire una dieta a base di cibi leggeri e poveri di grassi fino alla completa remissione dei sintomi, evitando anche l’assunzione di alcol e l’abuso di farmaci.
Tra i cibi che è bene evitare in attesa della guarigione rientrano:

  • carni grasse
  • panna e burro
  • formaggi grassi e stagionati
  • lardo, pancetta e salumi
  • salse (maionese) e paté
  • bibite gassate
  • cioccolato e dolciumi
  • pesci grassi
  • fritture.
La prevenzione

Per evitare l’infezione da HAV è possibile agire su due fronti. In primo luogo è possibile sottoporsi alla vaccinazione. In Italia Il vaccino per l’epatite A non è obbligatorio, ma è raccomandato, dai 12 mesi di età, in circostanze di aumentato rischio di infezione, in particolare nei seguenti casi:

  • persone che viaggiano in Paesi dove l’epatite A è endemica
  • individui che lavorano in ambienti a contatto con il virus
  • tossicodipendenti
  • familiari conviventi con soggetti con epatite acuta A
  • persone che soffrono di malattie epatiche croniche.

Il vaccino, che contiene il virus inattivato, protegge dall’infezione dopo 14-21 giorni dalla somministrazione per via intramuscolare. È prevista l’esecuzione di una dose di richiamo 6-12 mesi dopo la prima dose per garantire una protezione di circa 10-20 anni.

Il vaccino anti-epatite A è efficace nel prevenire la malattia anche dopo il contatto con il virus, a patto che sia somministrato al massimo una settimana dopo l’esposizione. Può essere utilizzato come profilassi anche in caso di contatto con persone malate. In alternativa possono essere somministrate anche immunoglobuline.

In Italia, oltre al vaccino per l’epatite A, in formulazione sia per adulti sia per bambini, è disponibile anche un vaccino combinato contro epatite A ed epatite B

Per evitare il contagio, trattandosi di un’epatite alimentare che si trasmette per via oro-fecale, è utile anche rispettare alcune norme igienico-sanitarie.
I principali accorgimenti utili a scopo preventivo sono:

  • non consumare frutti di mare crudi
  • lavare accuratamente le verdure prima di consumarle
  • lavare e sbucciare la frutta
  • non bere acqua di pozzo
  • lavarsi le mani dopo aver usato il bagno, dopo aver cambiato un pannolino e prima di preparare il cibo o di mangiare
  • mangiare solo cibi cotti, bere acqua in bottiglia e non consumare ghiaccio qualora ci si rechi in Paesi con scarse condizioni igienico-sanitarie
  • usare il preservativo in caso di rapporti sessuali a rischio trasmissione.
Bibliografia essenziale

Ultimo aggiornamento: 15/07/2024 | MAT-IT-2100561